mercoledì 13 luglio 2016

La battaglia degli imperi - Dragon Blade




In parte è il cinema hollywoodiano come punto di riferimento per creare entertainment su larga scala, in parte è la tradizione orientale tra filosofia di vita e arti marziali. Il punto di raccordo è ovviamente Jackie Chan, attore protagonista, produttore, coordinatore dei combattimenti (non accreditato) e soprattutto icona del cinema cinese con una carriera internazionale senza eguali. Non è difficile farselo piacere, sapendo di trovarlo in qualunque contesto affabile, brillante e acrobatico, così come lo è in questo monumentale fantasy storico. Siamo sulla Via della Seta nel 48 a.C. al confine con la Cina, quegli 8000 km di strada che univano l'Asia Centrale con il Mediterraneo passando per il Medio Oriente. Scambi commerciali, culturali e artistici tra Roma e l'Oriente erano all'ordine del giorno, ma in Dragon Blade lo sceneggiatore e regista Daniel Lee si immagina che a sorvegliare la Via e a calmare gli animi dei guerrieri di passaggio ci fosse una sorta di pattuglia di sette uomini a cavallo, sotto l'ordine di una vicina prefettura. Jackie Chan è il comandante, un pacificatore convinto e funzionale ed è con lui che John Cusack, nei panni del centurione romano Lucius, prima combatte poi stringe amicizia perché i suoi soldati sono allo stremo e il piccolo erede al trono che sta proteggendo ha bisogno di cure.
Ci si può chiedere quale motivo possa spingere un attore americano a partecipare a un kolossal cinese e, al di là dell'ipotetico generoso compenso, appare evidente che possa essere un'esperienza di lavoro immersiva e culturalmente preziosa. Lo sa bene Adrien Brody che è alla sua seconda immersione asiatica dopo 1942 e che qui interpreta il malvagio Tiberius. Il film inizia ai giorni nostri con due archeologi hi-tech in cerca della fantomatica città di Regum, più leggenda che realtà ma ancora per poco. La storia è raccontata in flashback, con ampie licenze fiabesche pensando all'esteso range anagrafico del pubblico di Jackie Chan. La veridicità storica non è prioritaria, lo sono il divertimento, la scenografia, i costumi, le acrobazie degli stuntman e, purtroppo, quel look estetico fatto di colori desaturati e riprese in slow-motion che già nel cinema USA hanno iniziato a essere ridontanti e che non necessariamente debbano essere sinonimo di epico. La visione è comunque gradevole, basta sintonizzarsi su un livello ri ricezione elementare e mandar giù alcune banalità narrative.

Fonte: comingsoon.it

domenica 3 luglio 2016

A Girl Walks Home Alone at Night



Nell'immaginaria città iraniana di Bad City si aggirano strani personaggi: un ragazzo rockettaro che vive col padre tossicodipendente, un violento spacciatore, ladro e magnaccia, una triste prostituta, una ragazza ricca e una giovane che appare d'improvviso nella notte vestita col velo tradizionale ma è tutt'altro che indifesa, visto che è un vampiro. Tra lei e il ragazzo nasce un'inconsapevole attrazione che li unirà in una singolare fuga. Preceduto dai premi vinti in molti festival, da Sitges a Bucarest, da Deauville a Dublino, dopo la presentazione al Sundance del 2014, arriva finalmente anche nelle nostre sale il primo “western vampiresco iraniano”, opera prima dichiaratamente ambiziosa della trentaseienne Ana Lily Amirpour, regista di origini iraniane ma nata a Londra e da sempre vissuta in America.
Questo spiega lo sguardo occidentale su quello che appare come un ritorno alle origini, filtrato attraverso gli occhi di una cinefila cresciuta col cinema indipendente americano. In questo senso A Girl Walks Home Alone at Night - titolo bellissimo lasciato giustamente in originale – è un po' l'intruso tra i quattro della rassegna Nuovo Cinema Teheran, perché è cinema della diaspora, tipico di quelle generazioni di iraniani che non hanno mai conosciuto il paese natio o lo hanno lasciato da molto tempo per vivere e lavorare in Occidente. La Bad City del film, come riconosce la stessa autrice, è il loro mondo, pieno di riferimenti alla pop culture con cui sono cresciuti. Il protagonista è ispirato a James Dean e guida spavaldo – anche se per poco – una Ford Thunderbird e la prostituta malinconica sembra uscita da un film francese.
Unico elemento veramente originale e caratterizzante in senso etnico la storia è la vampira vestita con il lungo chador nero che indossa per cacciare e che non a caso rappresenta la minaccia che richiama questi personaggi senza identità alle loro radici, pericolosa sirena che preda solo tra coloro per i quali non c'è più possibile ritorno in società. A Girl Walks Home Alone at Night è un film dalle atmofere dilatate e rarefatte, quasi oniriche, girato in un bellissimo bianco e nero e in formato anamorfico, con qualche tocco di umorismo e una marea di citazioni. In questo senso è uno di quei film i cui difetti paradossalmente coincidono con i pregi,
Come spesso avviene quando si arriva finalmente all'opera prima, è un pot-pourri di omaggi e suggestioni: Amipour ha fin troppo presente la lezione del primo Jarmusch e del Lynch degli esordi (impossibile non pensare ad Eraserhead) e negli inseguimenti della sua vampira c'è un'eco del Bacio della pantera di Jacques Tourneur. C'è anche una divertente strizzata d'occhio a Ritorno al futuro quando la ragazza vampiro adotta lo skateboard come mezzo di locomozione. E ovviamente il richiamo a Sin City e il bianco e nero da graphic novel sono tutt'altro che casuali, come non lo sono le musiche alla Morricone e l'omaggio al western all'italiana.
Le parti più belle del film sono a nostro avviso quelle in cui la ragazza si rilassa nel suo covo e le sue improvvise apparizioni, che sembrano davvero uscite da un fumetto, tanto che la regista ha deciso dopo il film di dedicargliene uno in forma di prequel. Ottima è anche la colonna sonora scelta dall'autrice, una compilation del miglior rock iraniano. La stoffa insomma sicuramente c'è, ma per capire cosa possa davvero fare Amirpour con questo talento preferiamo aspettare la sua opera seconda e la rivelazione del suo vero e originale stile – che qua si intravvede appena – sperando che con questo debutto abbia reso sufficiente omaggio ai suoi maestri.

Fonte: comingsoon.it

mercoledì 29 giugno 2016

Mother's Day


Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts, Jason Sudeikis sono le protagoniste di una serie di storie intrecciate che esaltano il legame materno spesso conflittuale, ma sempre fortissimo, talvolta folle! Nella settimana prima della festa della mamma, scopriamo le vite di un gruppo di donne forti, amorevoli e imperfette: da quella divorziata che deve fare i conti con la nuova matrigna dei suoi figli a quella che cerca di trovare la madre naturale. Madri in attesa, single, matrigne, madri gay, madri assenti o lontane, madri di ogni tipo...tutte ci ricordano come ogni madre è, a suo modo, un'eroina.

Fonte: comingsoon.it

martedì 21 giugno 2016

Kiki & I Segreti del Sesso Recensione


Il corpo è ancora una volta il veicolo con cui il regista spagnolo Julio Medemracconta le emozioni delle donne. Dopo la scoperta del sesso, gioie e turbamenti inclusi, di Lucia y el sexo, e la notte di passione di Room in Rome, in Ma Ma si confronta con la paura della malattia, con il cancro che colpisce la donna nella sua unicità: quello al seno, che da portatore di vita e bellezza diventa annullamento dell’identità e veicolo di morte. Un cancer movie declinato con lo stile visivo tipico del regista spagnolo: lontano dal realismo, talvolta onirico altre melodrammatico. Un perfetto veicolo per una star spesso pronta a rimettersi in gioco come Penelope Cruz. Tornata ormai stabilmente in Spagna, ha prodotto e sposato in pieno questo film in cui è presente dalla prima all’ultima inquadratura, realizzando il sogno di ogni attore: poter mostrare la capacità di assecondare credibilmente cambiamenti estremi al proprio fisico, il volto scavato dalla malattia come il taglio a zero dei capelli.
Le intenzioni sono quelle di proporre la storia di una donna coraggiosa, che non si piega ai drammi che la vita le impone di affrontare, lottando con tutte le energie per se stessa, ma anche per le persone che ama e intorno a lei iniziano a cedere allo sconforto. Una donna, ma anche una mamma, come il titolo originale spagnolo - che si riferisce anche alla declinazione spagnola del tumore della mammella – ci suggerisce. Magda è un’insegnante privata del lavoro a causa della crisi economica il cui matrimonio va in pezzi quando il marito parte con un’altra donna. È l’estate del 2012 e il figlio di 10 anni gioca brillantemente le ultime partite con la sua squadra di calcio, sognando una carriera da calciatore professionista e la vittoria, poi trasformatasi in realtà, della Spagna ai campionati europei. Un’estate torrida, in cui Magda lascia andare il figlio in vacanza con i cugini e si sottopone alle sedute di chemioterapia per un tumore al seno appena diagnosticato, avvicinandosi a un uomo disperato per la morte della moglie e della figlia. La condivisione di una quotidianità che non ha più nulla di ordinario avvicinerà queste due anime rese incomplete dalla vita, ponendole di fronte alla sofferenza, poi alla gioia e poi ancora alla malattia beffarda, quella che arriva quando si è assaporata l’alba di una vita felice ormai insperata.
In Ma Ma si rispettano tutti i dettami del cinema di malattia, fino ai limiti estremi della ragionevolezza, inducendo l’emozione nello spettatore a cuore aperto, con strumenti arrugginiti, finendo per far oscillare il film senza equilibrio fra tragico e ridicolo, perdendo la sfida con il melodramma. Rimane la capacità della Cruz di conciliare il morbido con gli spigoli, dedicandosi con sincero trasporto a un film sostenuto da alti valori morali, ma privo di reale profondità, limitato da un’estetica patinata e da una sequela di situazioni meccaniche e poco credibili.
Fonte: comingsoon.it

venerdì 17 giugno 2016

Ma Ma - Tutto andrà bene Recensione


Bentornati nella Casa degli Orrori di James Wan. Come sempre succede in tempi tristi e spaventosi, c’è una gran voglia in giro di essere terrorizzati, nel buio rassicurante della sala cinematografica, da fenomeni paranormali ed entità demoniache - si creda o meno alla loro realtà - per dimenticare i veri orrori che succedono quotidianamente nel mondo reale. Non c’è alcun dubbio che Wan sia un abile artigiano e il successo dei suoi film è lì a dimostrarlo. Con le sue capacità di cogliere i cambiamenti nel gusto del pubblico sta pian piano riportando l’horror al successo popolare che da tempo gli mancava, come conferma questo secondo film dedicato alla coppia di popolari demonologi, esorcisti, medium e ghostbusters americani Ed e Lorraine Warren. Stavolta al centro delle loro indagini c’è la storia del Poltergeist che nel 1977 – in piena epoca post-Esorcistaquando questi fenomeni diventano da un giorno all’altro molto comuni - sembra infestare la casa popolare abitata da una madre separata con quattro figli, Peggy Hodgson, e che come da consuetudine vengono catalizzati da una preadolescente, l’undicenne Janet.
Il caso più famoso in cui i Warren vennero coinvolti, come si ricorda all’inizio del film, fu quello assai controverso della strage notturna di una famiglia da parte del padre nella casa di Amityville, attribuito dai credenti a possessione demoniaca e raccontato in una serie infinita di film. Del loro coinvolgimento nel caso Enfield, oggetto anche della miniserie inglese del 2015 Enfield: Oscure presenze e di numerosi speciali e libri, c’è poca traccia e di sicuro non vi hanno partecipato in veste di risolutori ma solo di consulenti: i fenomeni di incerta provenienza della casa di Green Street scomparvero spontaneamente nell’arco di due anni dopo aver scatenato un gran circo mediatico. Per chi vuole approfondire, su Youtube c’è abbondanza di documentazione in merito, incluse le registrazioni della voce di Janet posseduta dallo spirito di “Bill”, il vecchio abitante della casa. La ragazzina fu anche sorpresa - momento che nel film prelude alla svolta finale - nell’atto di piegare posate e simulare altre manifestazioni, ma nonostante tutte le prove a sfavore, molti dei testimoni coinvolti ancora giurano sulla verità della storia, incluse ovviamente le protagoniste.
Al cinema horror, però, tutto questo non interessa: chi lo vede sa fin da principio che tutto quanto accade sullo schermo, per assurdo e ridicolo che sia, è vero e che per una volta l’impossibile prevarrà sulla logica. Entrando in sala, insomma, accettiamo di mettere a dormire la nostra razionalità e risvegliare paure e credenze ancestrali. È un rito innocuo e liberatorio che a molti di noi piace celebrare e che è un po’ come tornare bambini e avere di nuovo paura dei tuoni. James Wan tutto questo lo sa benissimo e per convincere maggiormente il pubblico già desideroso di compiere un atto di fede, punta sull’amplificazione dei fenomeni di cui ci rende testimoni. Il nostro punto di vista nel film è quello dei Warren, che uniscono a un’ incrollabile fede e alla forza del loro amore coniugale un pragmatismo e un dinamismo tipicamente americani che li porta ogni volta a salvare da soli il mondo, anche in trasferta. Nella realtà la loro convivenza col mondo oscuro invisibile ai più è stata assai redditizia, ma nel film c’è un prezzo da pagare, tanto che Lorraine, tormentata da un’oscura visione legata al caso di Amityville, decide che è tempo di abbandonare le malvagie compagnie e dedicarsi alla lettura della Bibbia. Ma i demoni cercano lo scontro con chi li ha sfidati, vogliono chiudere la partita e li richiamano in prima linea.
Non è certo un caso se Wan realizza il film con estrema attenzione ai classici della possessione degli anni Settanta, con un omaggio all’Esorcista che ha in qualche scena sentore di plagio, qualche citazione  da Changeling di Peter Medak e attingendo ovviamente a piene mani da Poltergeist. Come si faceva all’epoca, costruisce la tensione con la necessaria lentezza prima di scatenare l’inferno e ad innestare su un corpo fin troppo classico arti moderni e deformi che costituiscono l’unico vero e valido elemento innovatore del film. Non è un caso se avrà il suo personale spinoff, dopo Annabelle, quello che è il personaggio protagonista delle sequenze più riuscite, la Suora demoniaca, nato paradossalmente quando ci si è resi conto che l’entità diabolica realizzata in precedenza non funzionava affatto e si è reso necessario rigirare le scene in cui appariva. E forse un film a sé meriterebbe anche il Crooked Man, l’Uomo Stortodello Zootropio, che, per quanto cartoonesco (alzi la mano chi non ha pensato aBeetlejuice), ricorda anche protagonisti del terrore adolescenziale moderno come lo Slenderman delle creepypasta.
Delle due ore e un quarto della (eccessiva) durata del film ci resta più che altro questo, oltre alle sempre ottime performance di Patrick Wilson e Vera Farmiga, splendidi protagonisti tra l'altro delle nostre due serie preferite, Fargo e Bates Motel, e - soprattutto - l'intensità della piccola Madison Wolfe, che abbiamo già apprezzato in L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo e nelle serie True Detective e Zoo. Per una questione generazionale, chi gli anni Settanta li ha vissuti davvero e ha visto i classici del periodo al cinema, apprezzerà il tentativo e l’onesta Operazione Nostalgia del regista, ma uscendo dal suo Tunnel dell’orrore porterà con sé un paio di belle sequenze tra molte risate e qualche sbadiglio. Ciò non toglie che tutti gli altri possano apprezzare di più The Conjuring - Il caso Enfield per le sue intrinseche qualità e tributargli il successo che la sua sincerità gli merita. In fondo la popolarità dei film di James Wan potrebbe aiutare anche gli horror meno mainstream e più interessanti ad arrivare tempestivamente nelle nostre sale.
Fonte: comingsoon.it

sabato 28 maggio 2016

Batman v Superman: Dawn of Justice

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Mettete contro i due più grandi eroi del mondo e l'impensabile diventa inevitabile, assumendo la forma di un vero scontro sismico: Batman, il giustiziere mascherato, cavaliere delle tenebre e Superman, l'imbattibile alieno dello spazio, chi pensate possa vincere in un simile duello?

Batman v Superman: Dawn of Justice, con Ben Affleck nel ruolo di Batman/Bruce Wayne e Henry Cavill in quello di Superman/Clark Kent nel primo film per il grande schermo che vede la presenza contemporanea dei due personaggi. Temendo le azioni incontrollate di un Supereroe semidio, il potente giustiziere di Gotham City affronta il più rispettato eroe dei nostri tempi di Metropolis, mentre il mondo si divide su quale tipo di eroe abbia veramente bisogno. E con Batman e Superman in lotta tra di loro, una nuova minaccia si staglia rapidamente all'orizzonte, ponendo la razza umana nel più grande pericolo mai affrontato prima.

Fonte: comingsoon.it

lunedì 16 maggio 2016

Deadpool

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Basato sul personaggio dell'eroe più anticonvenzionale della Marvel Comics, Deadpool racconta la storia di Wade Wilson, partendo dal suo passato come ex membro delle forze speciali che, dopo essere stato sottoposto a un esperimento illegale che gli dona poteri di guarigione accelerata, diventa un mercenario adottando l'alter ego Deadpool. Armato con le sue nuove abilità, e con un cinico e contorto senso dell'umorismo, Deadpool dà la caccia all'uomo che ha quasi distrutto la sua vita. Deadpool è una figura unica nel Marvel Universe. 
Fabian Nicieza e Rob Liefeld lo hanno creato dandogli un atteggiamento spesso non supereroistico. Una controparte sarcastica degli eroi e dei cattivi che si sentono superiori a tutti e che popolano gli altri fumetti della Marvel. 
Deadpool spara costantemente battute taglienti e rompe la "quarta parete" rivolgendosi al suo pubblico.

Fonte: comingsoon.it