mercoledì 29 giugno 2016

Mother's Day


Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts, Jason Sudeikis sono le protagoniste di una serie di storie intrecciate che esaltano il legame materno spesso conflittuale, ma sempre fortissimo, talvolta folle! Nella settimana prima della festa della mamma, scopriamo le vite di un gruppo di donne forti, amorevoli e imperfette: da quella divorziata che deve fare i conti con la nuova matrigna dei suoi figli a quella che cerca di trovare la madre naturale. Madri in attesa, single, matrigne, madri gay, madri assenti o lontane, madri di ogni tipo...tutte ci ricordano come ogni madre è, a suo modo, un'eroina.

Fonte: comingsoon.it

martedì 21 giugno 2016

Kiki & I Segreti del Sesso Recensione


Il corpo è ancora una volta il veicolo con cui il regista spagnolo Julio Medemracconta le emozioni delle donne. Dopo la scoperta del sesso, gioie e turbamenti inclusi, di Lucia y el sexo, e la notte di passione di Room in Rome, in Ma Ma si confronta con la paura della malattia, con il cancro che colpisce la donna nella sua unicità: quello al seno, che da portatore di vita e bellezza diventa annullamento dell’identità e veicolo di morte. Un cancer movie declinato con lo stile visivo tipico del regista spagnolo: lontano dal realismo, talvolta onirico altre melodrammatico. Un perfetto veicolo per una star spesso pronta a rimettersi in gioco come Penelope Cruz. Tornata ormai stabilmente in Spagna, ha prodotto e sposato in pieno questo film in cui è presente dalla prima all’ultima inquadratura, realizzando il sogno di ogni attore: poter mostrare la capacità di assecondare credibilmente cambiamenti estremi al proprio fisico, il volto scavato dalla malattia come il taglio a zero dei capelli.
Le intenzioni sono quelle di proporre la storia di una donna coraggiosa, che non si piega ai drammi che la vita le impone di affrontare, lottando con tutte le energie per se stessa, ma anche per le persone che ama e intorno a lei iniziano a cedere allo sconforto. Una donna, ma anche una mamma, come il titolo originale spagnolo - che si riferisce anche alla declinazione spagnola del tumore della mammella – ci suggerisce. Magda è un’insegnante privata del lavoro a causa della crisi economica il cui matrimonio va in pezzi quando il marito parte con un’altra donna. È l’estate del 2012 e il figlio di 10 anni gioca brillantemente le ultime partite con la sua squadra di calcio, sognando una carriera da calciatore professionista e la vittoria, poi trasformatasi in realtà, della Spagna ai campionati europei. Un’estate torrida, in cui Magda lascia andare il figlio in vacanza con i cugini e si sottopone alle sedute di chemioterapia per un tumore al seno appena diagnosticato, avvicinandosi a un uomo disperato per la morte della moglie e della figlia. La condivisione di una quotidianità che non ha più nulla di ordinario avvicinerà queste due anime rese incomplete dalla vita, ponendole di fronte alla sofferenza, poi alla gioia e poi ancora alla malattia beffarda, quella che arriva quando si è assaporata l’alba di una vita felice ormai insperata.
In Ma Ma si rispettano tutti i dettami del cinema di malattia, fino ai limiti estremi della ragionevolezza, inducendo l’emozione nello spettatore a cuore aperto, con strumenti arrugginiti, finendo per far oscillare il film senza equilibrio fra tragico e ridicolo, perdendo la sfida con il melodramma. Rimane la capacità della Cruz di conciliare il morbido con gli spigoli, dedicandosi con sincero trasporto a un film sostenuto da alti valori morali, ma privo di reale profondità, limitato da un’estetica patinata e da una sequela di situazioni meccaniche e poco credibili.
Fonte: comingsoon.it

venerdì 17 giugno 2016

Ma Ma - Tutto andrà bene Recensione


Bentornati nella Casa degli Orrori di James Wan. Come sempre succede in tempi tristi e spaventosi, c’è una gran voglia in giro di essere terrorizzati, nel buio rassicurante della sala cinematografica, da fenomeni paranormali ed entità demoniache - si creda o meno alla loro realtà - per dimenticare i veri orrori che succedono quotidianamente nel mondo reale. Non c’è alcun dubbio che Wan sia un abile artigiano e il successo dei suoi film è lì a dimostrarlo. Con le sue capacità di cogliere i cambiamenti nel gusto del pubblico sta pian piano riportando l’horror al successo popolare che da tempo gli mancava, come conferma questo secondo film dedicato alla coppia di popolari demonologi, esorcisti, medium e ghostbusters americani Ed e Lorraine Warren. Stavolta al centro delle loro indagini c’è la storia del Poltergeist che nel 1977 – in piena epoca post-Esorcistaquando questi fenomeni diventano da un giorno all’altro molto comuni - sembra infestare la casa popolare abitata da una madre separata con quattro figli, Peggy Hodgson, e che come da consuetudine vengono catalizzati da una preadolescente, l’undicenne Janet.
Il caso più famoso in cui i Warren vennero coinvolti, come si ricorda all’inizio del film, fu quello assai controverso della strage notturna di una famiglia da parte del padre nella casa di Amityville, attribuito dai credenti a possessione demoniaca e raccontato in una serie infinita di film. Del loro coinvolgimento nel caso Enfield, oggetto anche della miniserie inglese del 2015 Enfield: Oscure presenze e di numerosi speciali e libri, c’è poca traccia e di sicuro non vi hanno partecipato in veste di risolutori ma solo di consulenti: i fenomeni di incerta provenienza della casa di Green Street scomparvero spontaneamente nell’arco di due anni dopo aver scatenato un gran circo mediatico. Per chi vuole approfondire, su Youtube c’è abbondanza di documentazione in merito, incluse le registrazioni della voce di Janet posseduta dallo spirito di “Bill”, il vecchio abitante della casa. La ragazzina fu anche sorpresa - momento che nel film prelude alla svolta finale - nell’atto di piegare posate e simulare altre manifestazioni, ma nonostante tutte le prove a sfavore, molti dei testimoni coinvolti ancora giurano sulla verità della storia, incluse ovviamente le protagoniste.
Al cinema horror, però, tutto questo non interessa: chi lo vede sa fin da principio che tutto quanto accade sullo schermo, per assurdo e ridicolo che sia, è vero e che per una volta l’impossibile prevarrà sulla logica. Entrando in sala, insomma, accettiamo di mettere a dormire la nostra razionalità e risvegliare paure e credenze ancestrali. È un rito innocuo e liberatorio che a molti di noi piace celebrare e che è un po’ come tornare bambini e avere di nuovo paura dei tuoni. James Wan tutto questo lo sa benissimo e per convincere maggiormente il pubblico già desideroso di compiere un atto di fede, punta sull’amplificazione dei fenomeni di cui ci rende testimoni. Il nostro punto di vista nel film è quello dei Warren, che uniscono a un’ incrollabile fede e alla forza del loro amore coniugale un pragmatismo e un dinamismo tipicamente americani che li porta ogni volta a salvare da soli il mondo, anche in trasferta. Nella realtà la loro convivenza col mondo oscuro invisibile ai più è stata assai redditizia, ma nel film c’è un prezzo da pagare, tanto che Lorraine, tormentata da un’oscura visione legata al caso di Amityville, decide che è tempo di abbandonare le malvagie compagnie e dedicarsi alla lettura della Bibbia. Ma i demoni cercano lo scontro con chi li ha sfidati, vogliono chiudere la partita e li richiamano in prima linea.
Non è certo un caso se Wan realizza il film con estrema attenzione ai classici della possessione degli anni Settanta, con un omaggio all’Esorcista che ha in qualche scena sentore di plagio, qualche citazione  da Changeling di Peter Medak e attingendo ovviamente a piene mani da Poltergeist. Come si faceva all’epoca, costruisce la tensione con la necessaria lentezza prima di scatenare l’inferno e ad innestare su un corpo fin troppo classico arti moderni e deformi che costituiscono l’unico vero e valido elemento innovatore del film. Non è un caso se avrà il suo personale spinoff, dopo Annabelle, quello che è il personaggio protagonista delle sequenze più riuscite, la Suora demoniaca, nato paradossalmente quando ci si è resi conto che l’entità diabolica realizzata in precedenza non funzionava affatto e si è reso necessario rigirare le scene in cui appariva. E forse un film a sé meriterebbe anche il Crooked Man, l’Uomo Stortodello Zootropio, che, per quanto cartoonesco (alzi la mano chi non ha pensato aBeetlejuice), ricorda anche protagonisti del terrore adolescenziale moderno come lo Slenderman delle creepypasta.
Delle due ore e un quarto della (eccessiva) durata del film ci resta più che altro questo, oltre alle sempre ottime performance di Patrick Wilson e Vera Farmiga, splendidi protagonisti tra l'altro delle nostre due serie preferite, Fargo e Bates Motel, e - soprattutto - l'intensità della piccola Madison Wolfe, che abbiamo già apprezzato in L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo e nelle serie True Detective e Zoo. Per una questione generazionale, chi gli anni Settanta li ha vissuti davvero e ha visto i classici del periodo al cinema, apprezzerà il tentativo e l’onesta Operazione Nostalgia del regista, ma uscendo dal suo Tunnel dell’orrore porterà con sé un paio di belle sequenze tra molte risate e qualche sbadiglio. Ciò non toglie che tutti gli altri possano apprezzare di più The Conjuring - Il caso Enfield per le sue intrinseche qualità e tributargli il successo che la sua sincerità gli merita. In fondo la popolarità dei film di James Wan potrebbe aiutare anche gli horror meno mainstream e più interessanti ad arrivare tempestivamente nelle nostre sale.
Fonte: comingsoon.it

sabato 28 maggio 2016

Batman v Superman: Dawn of Justice

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Mettete contro i due più grandi eroi del mondo e l'impensabile diventa inevitabile, assumendo la forma di un vero scontro sismico: Batman, il giustiziere mascherato, cavaliere delle tenebre e Superman, l'imbattibile alieno dello spazio, chi pensate possa vincere in un simile duello?

Batman v Superman: Dawn of Justice, con Ben Affleck nel ruolo di Batman/Bruce Wayne e Henry Cavill in quello di Superman/Clark Kent nel primo film per il grande schermo che vede la presenza contemporanea dei due personaggi. Temendo le azioni incontrollate di un Supereroe semidio, il potente giustiziere di Gotham City affronta il più rispettato eroe dei nostri tempi di Metropolis, mentre il mondo si divide su quale tipo di eroe abbia veramente bisogno. E con Batman e Superman in lotta tra di loro, una nuova minaccia si staglia rapidamente all'orizzonte, ponendo la razza umana nel più grande pericolo mai affrontato prima.

Fonte: comingsoon.it

lunedì 16 maggio 2016

Deadpool

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Basato sul personaggio dell'eroe più anticonvenzionale della Marvel Comics, Deadpool racconta la storia di Wade Wilson, partendo dal suo passato come ex membro delle forze speciali che, dopo essere stato sottoposto a un esperimento illegale che gli dona poteri di guarigione accelerata, diventa un mercenario adottando l'alter ego Deadpool. Armato con le sue nuove abilità, e con un cinico e contorto senso dell'umorismo, Deadpool dà la caccia all'uomo che ha quasi distrutto la sua vita. Deadpool è una figura unica nel Marvel Universe. 
Fabian Nicieza e Rob Liefeld lo hanno creato dandogli un atteggiamento spesso non supereroistico. Una controparte sarcastica degli eroi e dei cattivi che si sentono superiori a tutti e che popolano gli altri fumetti della Marvel. 
Deadpool spara costantemente battute taglienti e rompe la "quarta parete" rivolgendosi al suo pubblico.

Fonte: comingsoon.it

mercoledì 4 maggio 2016

Perfetti sconosciuti

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Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Un tempo quella segreta era ben protetta nell'archivio nella nostra memoria, oggi nelle nostre sim. Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare? Perfetti sconosciuti è un film dove tutto è il contrario di tutto, dove ognuno può raccontare la sua esperienza, può fissare dei confini tra cose giuste e sbagliate, corrette e scorrette, disdicevoli o no, parlando di vite segrete, di quello che non possiamo o non vogliamo raccontare. Nel corso di una cena, che riunisce un gruppo di amici, la padrona di casa Eva, ad un certo punto, si dice convinta che tante coppie si lascerebbero se ogni rispettivo partner controllasse il contenuto del cellulare dell'altro. Parte così una sorta di gioco per cui tutti dovranno mettere il proprio telefono sul tavolo e accettare di leggere sms/chat o ascoltare telefonate pubblicamente. Quello che all'inizio sembra un passatempo innocente diventerà man mano un gioco al massacro e si scoprirà che non sempre conosciamo le persone così bene come pensiamo.

Fonte: comingsoon.it

sabato 30 aprile 2016

Il cacciatore e la Regina di Ghiaccio

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Ravenna, la perfida matrigna di Biancaneve, usa a uccidere mariti per usurparne i regni, ha un passato di ignobili assassinii anche tra i suoi legami di sangue. Quando lo specchio magico le rivela, infatti, che la figlia di sua sorella Freya è destinata a spodestarla in bellezza, Ravenna non esita a porre fine alla sua neonata vita. Tale è il dolore di Freya, che risveglia nella donna l'arte sopita della magia nera e la trasforma in una regina di ghiaccio, determinata a bandire l'amore dal suo regno. È a questo fine, per addestrarli come guerrieri e vietar loro l'amore, che Freya fa rapire i ragazzini dei suoi territori e li cresce come cacciatori; e questa è anche la sorte di Eric e Sara, che, una volta cresciuti, però, all'amore non sanno e non vogliono rinunciare. 

Rispetto al film di Rupert Sanders, Biancaneve e il Cacciatore, questo è un mezzo prequel e un mezzo spin-off: un parente prossimo ma non consanguineo, quanto basta per accettare che Biancaneve non faccia parte del cast ma possano tornare a confrontarsi in bellezza i divi Chris Hemsworth e Charlize Theron. Il terzo vertice del triangolo è occupato da due figure femminili, affidate a Emily Blunt e Jessica Chastain, e solo la loro bravura di interpreti le salva da due ruoli assurdi, per ragioni differenti. La regina di ghiaccio della Blunt, autoconfinatasi in un palazzo del freddo, è un tale palese scopiazzamento in chiave dark-fantasy del personaggio di Elsa in Frozen, da sfiorare il caso diplomatico. Su tutt'altro fronte, la Chastain appare tutto fuorché nata per un personaggio boschivo e marziale come quello di Sara, e non può impedire una reazione inizialmente spaesata nello spettatore, ma è capace di rendersi plausibile in breve tempo. 
Quanto al film in sé, anche Cedric Nicolas-Troyan opta per una varietà di fonti e modelli presi dal cinema contemporaneo ben più che dal repertorio fiabesco: la compagnia dei quattro nani, l'incontro con i goblin, la quest dello specchio, da tener coperto per non indurre in basse e omicide tentazioni, guardano senza mezza termini al viaggio con e per l'anello di Tolkien e Jackson, mentre il contesto della relazione tra Eric e Sara, bambini-soldato, può ricordare alcuni momenti della saga di Hunger Games. Se si aggiunge il già citato rimando al prologo di Frozen, non tarda ad affacciarsi il dubbio che tanta varietà di modelli nasconda in realtà una scarsa materia originale e una traballante necessità di esistere del film stesso al di là della mera funzione di contenitore di star.

FONTE: mymovies.it